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home_page/Segnaposto quadrato rosso  Mostra dei costumi teatrali

La mostra è stata ordinata in due sale espositive seguendo un criterio cronologico di stile dei costumi.

Nella prima sala sono esposti manichini, opportunamente illuminati, che indossano costumi in stile Rinascimentale, Barocco e Settecentesco, corredati da didascalie esplicative che indicano il titolo della commedia, l'autore, il costumista, l'attore o attrice che li ha indossati, il personaggio rappresentato, la regia e l'anno di rappresentazione e realizzazione.

Nella seconda sala seguono i costumi dell'Ottocento e del Novecento.

La mostra è dotata di un catalogo ricco di foto a colori di tutta la collezione

.. È arduo, se non impossile fare una storia della sartoria teatrale, che dall'800 si confonde con la stessa storia del costume. Si può dire tuttavia che i costumi delle sfarzose rappresentazioni Rinascimentali erano certamente eseguiti da sarti delle grandi case patrizie ove si svolgevano gli spettacoli.

Nell'epoca Barocca l'esecuzione dei fastosi costumi, talvolta disegnati da grandi pittori, cominciò a presentare notevoli difficoltà e a essere affidata a sartorie specializzate.

Con l'800 si precisa la fisionomia delle sartorie private e di quelle annesse ai grandi teatri d'Opera.

I teatri minori nei quali sopravviveva il repertorio Romantico, e le compagnie di giro ricorrevano di norma al sistema del costume in affitto. Ai costumi contemporanei provvedeva in proprio l'attore, tenuto per contratto ad un determinato corredo. Esso doveva consistere di costume classico per lavori d'ambiente greco-romano e, debitamente ritoccato, per quelli di soggetto biblico o orientale, di costume medioevale-rinascimentale, di costume settecentesco "Goldoniano" e di guardaroba contemporaneo. In tale condizioni, affidati il guardaroba e la varietà dei costumi al criterio e alla vanità dell'attore, viene meno la possibilità di un apparato scenico d'insieme, fondato sul duplice rapporto stilistico del costume con la scena e dei diversi costumi fra loro.

Nel '900, con l'affermarsi della regia e con le maggiori cure dedicate alla messinscena e, quindi al costume "drammatico", operistico, di balletto, cinematografico e in seguito per la "televisione" la sartoria privata diventa una grande azienda specializzata, mentre i grandi teatri d'Opera e alcune Stabili di prosa realizzano i costumi nella propria.

Oggi i costumi disegnati dal costumista per un determinato spettacolo sono in genere eseguiti e poi dati in noleggio alla impresa committente dalla sartoria; terminato il periodo di repliche, i costumi tornano alla sartoria cui appartengono, per essere nuovamente dati in affitto in occasione di riprese del medesimo spettacolo o, opportunamente adattati per altre opere teatrali.

..Gli abiti e i costumi che Bice taglia cuce incolla assembla inventa da una vita mi fanno ricordare quella mia infanzia e insieme a quell'altra eterna infanzia di gioco che è il teatro. Vanno guardati certo, i costumi di Bice, dal basso della platea ma anche toccati e assaporati nelle loro infinite variazioni. Capaci di evocare Shakespeare, Molière, Pirandello... insomma un pò la storia del teatro, del nostro teatro. Ed ecco allora gli intarsi di velluto rossi, tante varietà di rosso, intromissioni di lurex e passamanerie con effetto fiammeggiante, per costumi da "teatro nel teatro" indossati dal mitico Salvo Randone per il suo "Enrico IV" in cui Pirandello faceva la consapevole parodia alla moda di Sem Benelli. Una Cristina di Svezia, Bice l'ha ingabbiata in una corazza lavorata a silicone e oro: ha preso dell'umile feltro, l'ha ricoperto di silicone, lo ha dorato e rifinito con foglie d'oro e ha affidato l'esecuzione di questo complesso manufatto alle mani di alcuni, bravissimi, carcerati di Rebibbia. Reti grosse e grezze, quasi da pescatore, dipinte di nero regalano effetti scultorei a frac e crinoline in puro stile 1860 per un "Piacere dell'onestà" Pirandelliano retrodatato. Stessa epoca per un "Arsenico e vecchi merletti": rasi neri, velluti, pizzi, tulle e il risultato è quello scultoreo e minuzioso di certe statue marmoree del cimitero più artistico del mondo, quello di Staglieno a Genova.

..Ci sono anche cappelli e abiti in puro stile vetri di Tiffany o damaschi bianchi e azzurri per un "Matrimonio di Figaro" in puro stile porcellana di Limoges; o azzurro ceramica di Albisola a pois bianchi per il fantasioso Pinocchio di Lele Luzzati. I materiali? Tutti, praticamente. Velluti incollati controverso per sorprenderci interpretando costumi rinascimentali, feltri, patchwork di cotoni colorati (come quelli per "Notre Dame"), tessuti trapunti con decorazioni di pietre, tulle, plastica, iuta in tutte le grane, chiffon, georgiette.. da che spettacoli vengono, chi ha indossato tutti questi costumi importa, ma solo un pò. Anche se Bice ha lavorato davvero con tutti e per tutti: l'Orlando ronconiano, l'Eduardo televisivo, l'avanguardia romana, la Gatta Cenerentola, Notre Dame de Paris.. è più importante immaginare quante vite hanno avuto i suoi costumi, quante altre ne interpreteranno. Ve lo avevo detto, no? Quello di Bice è un antro proustiano. Ognuno può cercarci ed estrarne i suoi ricordi e le sue fantasie.

Da: "un antro proustiano" di Rita Cirio